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  • ⚖️ “Ragionevole dubbio” e caso Mollicone

    ⚖️ “Ragionevole dubbio” e caso Mollicone

    ⏱️ Tempo di lettura: 18 minuti

    Il ragionevole dubbio nel caso Mollicone è diventato il tema centrale del nuovo processo: quando un dubbio è davvero “ragionevole”, e quando rischia di trasformarsi in alibi?

    Ragionevole dubbio processo penale - Aula tribunale con bilancia giustizia Codice Penale caso Mollicone

    🤔 Quando il dubbio rischia di diventare un alibi

    📋 Nota metodologica e di trasparenza
    Questo testo è un commento divulgativo, basato su fonti giornalistiche e materiale pubblico disponibile sul caso, per come riportato dalla stampa e nel dibattito pubblico. Non costituisce in alcun modo affermazioni di colpevolezza, né sostituisce la lettura integrale degli atti giudiziari. Le persone citate, ove imputate, sono da considerarsi innocenti fino a eventuale condanna definitiva, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.


    🏛️ La decisione della Cassazione

    L’11 marzo 2025, accogliendo il ricorso della Procura generale presso la Corte d’assise d’appello di Roma limitatamente alle posizioni di Franco, Annamaria e Marco Mottola, la Corte di cassazione ha annullato le assoluzioni pronunciate in primo e in secondo grado nel procedimento per l’omicidio di Serena Mollicone, disponendo un nuovo giudizio di appello (il cosiddetto appello-bis).

    In questo nuovo processo, dunque, sono imputati l’ex comandante della stazione dei Carabinieri di Arce, Franco Mottola, sua moglie Annamaria e il figlio Marco, chiamati a rispondere, in concorso tra loro, dei reati di omicidio volontario aggravato e di occultamento di cadavere.

    Si tratta di imputati già assolti nei precedenti gradi di giudizio, che restano ovviamente innocenti fino a eventuale condanna definitiva, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.

    🧾 Le posizioni già definite e il precedente caso Belli

    Le posizioni dei carabinieri Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano, già imputati nei precedenti gradi di giudizio, sono invece definite: le loro assoluzioni sono divenute definitive nel novembre 2024 e non rientrano nell’appello-bis.

    Prima ancora c’era stato un altro filone, quello a carico del carrozziere Carmine Belli, arrestato all’inizio delle indagini e poi assolto in tutti i gradi di giudizio, generalmente indicato nelle ricostruzioni giornalistiche come vittima di un grave errore investigativo iniziale.

    🧩 Un quadro probatorio complesso e controverso

    Da una parte, un impianto indiziario complesso: la caserma di Arce, il buco nella porta, gli accertamenti tecnici e le dichiarazioni rese agli inquirenti nel 2008 dal brigadiere Santino Tuzi.
    Quelle dichiarazioni furono confermate e ritrattate più volte nell’arco di pochi giorni.
    Tutto questo sullo sfondo della morte dello stesso Tuzi, archiviata ufficialmente come suicidio, ma spesso descritta nelle cronache di stampa e nel dibattito pubblico come circondata da dubbi e interrogativi.

    Dall’altra, due gradi di giudizio che hanno portato all’assoluzione degli imputati, ritenendo il quadro probatorio a loro carico non sufficiente per condannarli al di là di ogni ragionevole dubbio.

    La domanda che emerge è inevitabile: quando un dubbio è davvero “ragionevole”, e quando rischia di diventare solo un modo diverso per dire “non vogliamo, o meglio, non riusciamo a decidere”?


    ⚖️ Che cos’è il ragionevole dubbio

    Nel nostro sistema penale, il giudice può condannare solo se l’imputato risulta colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio (vd. art. 533 comma 1 CPP). Fin qui, la formula è nota. Ma il nodo è capire cosa rende “ragionevole” un dubbio.

    Secondo quanto riportato dalle sintesi giornalistiche sulla sentenza della Cassazione relativa al caso Mollicone, emergerebbe un punto essenziale:

    se è vero che il giudice può pronunciare condanna solo oltre ogni ragionevole dubbio, è altrettanto vero che non può limitarsi a prendere atto delle incertezze. Deve valutare se quelle incertezze possano essere ricomposte in un quadro coerente. Solo se, all’esito di questa verifica, restano ancora dubbi concreti, nel senso di una reale spiegazione alternativa dei fatti, ha il dovere di assolvere.

    Per quanto riguarda il ragionevole dubbio nel caso Mollicone, questo significa:

    • il giudice non può fermarsi alla constatazione “ci sono dei punti oscuri”;
    • deve chiedersi se quei punti, presi insieme a tutti gli altri elementi, consentono comunque una ricostruzione solida;
    • solo se, dopo questo lavoro, resta una versione alternativa plausibile dei fatti, allora il dubbio è davvero “ragionevole” e impone l’assoluzione.

    Il ragionevole dubbio, insomma, non è la fotografia di un processo complicato, ma l’esito di un lavoro logico e motivazionale molto rigoroso.
    Nel caso Mollicone, proprio l’applicazione di questo principio è diventata il punto centrale della decisione della Cassazione.


    🔍 Cosa ha contestato la Cassazione nel caso Mollicone

    Prima di guardare alle critiche della Cassazione, vale la pena ricordare come – sempre secondo fonti giornalistiche – i giudici di merito avevano motivato le assoluzioni.

    📚 Le assoluzioni di primo e secondo grado

    In primo grado la Corte d’assise di Cassino aveva ritenuto che gli esiti dibattimentali non offrissero “indizi gravi, precisi e concordanti” per affermare la colpevolezza degli imputati oltre ogni ragionevole dubbio. La Corte sottolineava che molti degli elementi indicati dall’accusa non erano sorretti da un sufficiente compendio probatorio. Inoltre, nessuno degli asseriti depistaggi che il maresciallo Mottola avrebbe compiuto durante le prime indagini sarebbe stato provato in modo pieno.

    La Corte d’assise d’appello di Roma, da parte sua, aveva confermato l’assoluzione ritenendo di non avere prove certe sulla responsabilità degli imputati. Pur riconoscendo la gravità di alcuni indizi (come l’avvistamento di Serena in caserma, le incongruenze nelle dichiarazioni dei Mottola e l’assenza di smentite decisive alle perizie accusatorie), li giudicava insufficienti a colmare le lacune probatorie.

    ⚠️ Le quattro critiche principali della Cassazione

    📋 Nota sulle fonti
    Al momento della stesura di questo articolo, il testo integrale della sentenza della Corte di cassazione dell’11 marzo 2025 sul caso Mollicone non risulta ancora reperibile in forma ufficiale e completa su canali pubblici online.
    Le critiche della Cassazione qui riportate sono quindi interamente basate su sintesi giornalistiche delle motivazioni, non sulla lettura diretta della sentenza. Si tratta di una ricostruzione di secondo livello, che non sostituisce l’accesso agli atti ufficiali e va letta con la consapevolezza dei limiti di ogni mediazione giornalistica.

    Sempre stando alle sintesi giornalistiche delle motivazioni della Cassazione, emergerebbero alcune linee di critica piuttosto chiare.

    1️⃣ Motivazioni contraddittorie e incomprensibili

    I resoconti di stampa riferiscono che, nelle motivazioni della Cassazione, la sentenza d’appello viene descritta come caratterizzata da “passaggi motivazionali talmente contraddittori tra loro da risultare incomprensibili”. La Corte d’assise d’appello di Roma richiama le critiche degli appellanti alla sentenza di primo grado e riconosce alcune criticità, ma conclude per l’assoluzione. Ciò sostanzialmente per il solo fatto che tali criticità esistono, senza spiegare come incidano sul quadro complessivo.

    2️⃣ Ricostruzione plausibile ma indizi insufficienti

    Secondo questi resoconti, la Corte d’assise d’appello di Roma richiama alcune osservazioni della Corte d’assise di Cassino (giudizio di primo grado). Da un lato, segnala carenze nel compendio probatorio a sostegno di vari elementi indiziari. Dall’altro, richiama l’affermazione secondo cui “dalla stessa istruttoria dibattimentale sono emerse delle prove che si pongono in termini contrastanti rispetto alla ricostruzione dei fatti da parte della pubblica accusa”. Tuttavia, sempre secondo quanto riportato dalla stampa, la Corte d’assise d’appello, pur richiamando questo passaggio, non confermerebbe affatto la presenza di prove realmente contrastanti rispetto al quadro accusatorio. Anzi, in più punti, riconoscerebbe che la ricostruzione dell’accusa è “plausibile”. Ciononostante, concluderebbe per l’insufficienza degli indizi, senza chiarire quale ricostruzione alternativa dei fatti risulterebbe più convincente.

    3️⃣ Accertamenti tecnici non valorizzati

    Le cronache giornalistiche segnalano inoltre che, secondo la lettura della Cassazione, viene contestato il modo in cui sono stati trattati gli accertamenti tecnici. Quelli disposti dalla procura vengono ritenuti compatibili con la ricostruzione accusatoria, mentre le consulenze di controparte non li smentirebbero in modo decisivo, ma talvolta li corroborerebbero. Tuttavia, la sentenza d’appello finisce per accogliere l’idea che le tesi difensive e le ipotesi alternative prospettate dai consulenti della difesa debbano prevalere, senza chiarire fino in fondo perché queste dovrebbero avere maggior forza persuasiva rispetto al quadro complessivo degli elementi raccolti.

    4️⃣ Lacune istruttorie

    Sempre secondo la stampa, la Cassazione segnalerebbe anche lacune istruttorie e profili non adeguatamente considerati. Fra questi, la mancata assunzione della deposizione del maggiore dei Carabinieri Gabriele Tersigni e la mancata acquisizione di alcune intercettazioni (conversazioni del 2008, tra le quali una ambientale del 28 settembre e una telefonica del 10 ottobre tra l’appuntato Ernesto Venticinque e Sonia Da Fonseca), ritenute rilevanti anche per la verifica dell’attendibilità di Tuzi e di altri soggetti.

    🗣️ I testimoni chiave: Tuzi e Tersigni

    In questo quadro assumono quindi un rilievo particolare le figure del brigadiere Santino Tuzi e del maggiore dei Carabinieri Gabriele Tersigni. Secondo le ricostruzioni di stampa, Tuzi – all’epoca in servizio presso la stazione di Fontana Liri – avrebbe dichiarato agli inquirenti, nel 2008, di aver visto Serena Mollicone entrare nella caserma di Arce la mattina della scomparsa, senza vederla uscire. Si tratta di dichiarazioni rese in più verbali, con successive conferme e ritrattazioni. Tutto sullo sfondo di una morte (quella dello stesso Tuzi) archiviata ufficialmente come suicidio. Alcuni resoconti giornalistici hanno sollevato interrogativi sulle circostanze di questa morte, ma l’archiviazione resta l’esito formale delle indagini.

    Sempre secondo fonti giornalistiche, Tuzi avrebbe confidato quanto visto al suo superiore, allora maresciallo e oggi maggiore, Gabriele Tersigni, che per la Cassazione rappresenterebbe un testimone potenzialmente decisivo proprio perché destinatario di quelle confidenze.
    In un articolo pubblicato recentemente dal Settimanale Giallo (vd. Fonti e riferimenti), dedicato alle motivazioni della Suprema corte, si sottolinea come i giudici di legittimità avrebbero definito “inspiegabile” la valutazione di inattendibilità espressa nei gradi di merito sul racconto di Tuzi.
    Sempre secondo questa ricostruzione, gli stessi giudici avrebbero invece parlato di un contributo al quale “non può negarsi intrinseca attendibilità”, pur nel quadro di un giudizio complessivo ancora da ricostruire nel nuovo processo di appello.
    👉 Su questo punto si è soffermata anche la seconda udienza dell’appello-bis (19 novembre 2025), nella quale la Corte ha ammesso la testimonianza di Tersigni.

    ✂️ La testimonianza del barbiere Iommi

    In alcune ricostruzioni giornalistiche viene inoltre richiamata la testimonianza del barbiere Ramon Iommi, che la Corte di cassazione avrebbe ritenuto sensibile ai fini del giudizio.
    Secondo quanto riportato da il Fatto Quotidiano (vd. Fonti e riferimenti), la Suprema corte rimprovererebbe alla Corte d’assise d’appello di aver sostanzialmente trascurato quella deposizione.
    Nella ricostruzione del quotidiano, Iommi avrebbe raccontato che Marco Mottola, all’epoca con i capelli mesciati, se li fece tagliare immediatamente dopo il ritrovamento del corpo di Serena e subito prima del funerale, dicendo che i genitori gli avevano chiesto di far sparire le “meches”.

    ⚖️ Il ragionevole dubbio secondo la Cassazione

    In sintesi, per come la si può leggere da quanto riportato dalla stampa, il rilievo della Cassazione non sarebbe: “non potevate assolvere”, ma piuttosto: “avete assolto senza completare fino in fondo il lavoro logico e motivazionale che la legge richiede”.

    In parallelo, la stampa ha dato conto anche del giudizio molto severo espresso in udienza dal Procuratore generale presso la Corte di cassazione.
    Secondo le cronache, il Procuratore generale avrebbe parlato di “macro vizio” della sentenza d’appello per mancanza di motivazioni, definendola “totalmente carente”, con un “atteggiamento pilatesco” e affetta da “plurime violazioni di legge e di norme processuali”.


    🧩 Ragionevole dubbio caso Mollicone: il rischio della parcellizzazione

    Da quanto emerge sulla gestione del ragionevole dubbio, uno dei passaggi più significativi sarebbe la critica alla valutazione parcellizzata degli indizi.

    Secondo alcune sintesi giornalistiche, la Cassazione rileverebbe che la Corte d’appello:

    • ha riconosciuto in più punti che la ricostruzione dell’accusa è plausibile;
    • ha preso atto di una serie di elementi indiziari (caserma, buco nella porta, dichiarazioni di Tuzi, dati tecnici, contesto relazionale) senza però valutarli davvero nel loro insieme;
    • ha finito per dichiarare insufficienti gli indizi, senza spiegare in modo chiaro quale ricostruzione alternativa dei fatti possa sostituire quella accusatoria.

    È esattamente il rischio che si corre nei casi complessi:

    • preso da solo, nessun indizio è mai “perfetto”;
    • ma un insieme di indizi gravi, precisi e concordanti può indicare una direzione chiara;
    • se però ogni elemento viene isolato, relativizzato, contraddetto da un’ipotesi alternativa solo evocata, allora il dubbio rischia di nascere non dai fatti, ma dalla frammentazione del ragionamento.

    🧪 Le “compatibilità” tecniche e il loro peso

    In questo quadro, il tema delle“compatibilità” tecniche merita una precisazione. Una singola perizia che definisce un dato “compatibile” con una certa ricostruzione non offre, di per sé, una certezza assoluta: il margine di dubbio resta fisiologico. Ma una serie di accertamenti distinti, tutti compatibili con la medesima ipotesi e non tra loro contrastanti, non equivale semplicemente a ripetere lo stesso “forse” più volte. È proprio in casi come questo che il giudizio non può limitarsi a sommare dubbi specifici su singoli punti, ma deve interrogarsi sulla forza convergente dell’insieme.

    ⚖️ Tra sospetti e prove “instabili”: il confine del ragionevole dubbio

    Nelle motivazioni di secondo grado, come ricostruito dal Corriere della Sera (vd. Fonti e riferimenti), la Corte d’assise d’appello richiama esplicitamente l’idea che non bastino i “sospetti” per condannare. Secondo quanto riportato dal quotidiano, i giudici scrivono: “Questa Corte non ignora che, nel corso dei lunghi anni trascorsi dopo la morte di Serena, si sia progressivamente radicata in larga parte dell’opinione pubblica la convinzione della responsabilità degli odierni imputati. Ma il convincimento del giudice non può e non deve fondarsi sui sondaggi o sugli umori popolari”.
    Allo stesso tempo, però, i medesimi giudici riconoscono che le dichiarazioni degli imputati Mottola sono “tutt’altro che convincenti”, che permangono “forti sospetti su comportamenti decisamente irregolari” degli stessi e che nessuno degli esiti degli accertamenti tecnici ha smentito le ipotesi accusatorie; anzi tali risultanze le corroborano in parte.

    Sempre secondo alcuni resoconti giornalistici, gli stessi giudici d’appello scrivono, nelle motivazioni, di “non avere le prove della colpevolezza” degli imputati, aggiungendo che una sentenza di condanna poggerebbe su fondamenta “instabili”. Tuttavia, precisano che non si può escludere che le prove “ci siano” e che il Collegio “non abbia saputo valorizzarle”. Sarà, eventualmente, la Suprema corte – scrivono – a stabilire se le incertezze probatorie siano davvero insuperabili o se, al contrario, si tratti di dubbi “soggettivi, virtuali, immaginari”, destinati a restare nel “regno delle possibilità”.

    ❓ Il caso Mollicone: un dubbio sul dubbio

    Quella appena riportata è una formulazione che, letta in controluce, potrebbe essere interpretata come l’ammissione non solo di un dubbio sui fatti, ma anche di un dubbio sul modo in cui il dubbio stesso è stato valutato: il confine del “ragionevole” sembra spostarsi dal caso concreto alla futura verifica della Cassazione.

    In questo senso, il ragionevole dubbio nel caso Mollicone può essere letto come emblematico: non perché la Cassazione abbia “forzato” verso la colpevolezza, ma perché mostra cosa succede quando il ragionevole dubbio rischia di essere interpretato come una somma di perplessità sparse e non come un limite rigoroso al potere di condannare.

    Infine, sempre secondo quanto riportato dalla stampa, la Cassazione richiama il principio per cui il compito del giudice è provare a ricomporre il quadro, non dissolverlo.


    🏛️ Un caso che interroga anche la cultura giudiziaria

    La vicenda di Serena Mollicone non è solo un fascicolo aperto dal 2001. È un caso che interroga l’applicazione del ragionevole dubbio nei processi complessi, ponendo domande su:

    • la qualità delle indagini (basti pensare alle critiche sugli errori investigativi iniziali, alla fase Carmine Belli e ai presunti depistaggi denunciati in sede mediatica e giudiziaria);
    • il ruolo delle consulenze tecniche e il modo in cui vengono “lette” nei processi e recepite nelle sentenze, se è vero che – come riportato dalle cronache di stampa – in appello si riconosce, da un lato, che gli accertamenti scientifici non smentiscono le ipotesi accusatorie e, dall’altro, si continua a ritenere insufficiente il quadro probatorio complessivo;
    • il peso delle dichiarazioni rese da Santino Tuzi nel 2008 – con le loro conferme, ritrattazioni e il contesto drammatico della sua morte – nel ridisegnare la centralità della caserma;
    • i temi delle reticenze e dei silenzi più volte richiamati nei resoconti giornalistici e nel dibattito pubblico;
    • ma anche, e forse soprattutto, il modo in cui i giudici motivano le loro decisioni di fronte a quadri probatori complessi.

    🔬 Il ragionevole dubbio nel caso Mollicone: un banco di prova

    Quando – secondo le ricostruzioni giornalistiche – la Cassazione parlerebbe di “passaggi motivazionali talmente contraddittori tra loro da risultare incomprensibili” e richiamerebbe la necessità di valutare gli indizi in modo unitario, sembrerebbe voler mandare un messaggio che va oltre questo singolo processo: la giustizia, per essere giustizia, deve rendere trasparente il suo ragionamento.

    Il problema, insomma, non è solo: “chi ha ucciso Serena Mollicone?”, ma anche: “come stiamo giudicando, quando diciamo che non ci sono prove sufficienti?”


    📝 Perché questo articolo, adesso

    Su Enigmi Criminali ho iniziato a seguire il nuovo processo d’appello-bis con resoconti tecnici delle udienze:

    Per chi si avvicina al caso per la prima volta, ho preparato una sezione con le Domande frequenti sul caso Serena Mollicone, che aiuta a orientarsi nella complessità della vicenda.

    Parallelamente, sto ristudiando il caso, sin dall’inizio, per realizzare una ricostruzione cronologica e documentata, dal 2001 alla sentenza di Cassazione: un lavoro che richiede tempo, perché l’obiettivo non è aggiungere l’ennesima opinione, ma rimettere in ordine vent’anni di atti, perizie, depistaggi, processi e svolte istruttorie.

    Questo articolo sul ragionevole dubbio nel caso Mollicone vuole essere un ponte fra i due seguenti piani:

    • da un lato, la cronaca delle udienze dell’appello-bis;
    • dall’altro, una prima riflessione di metodo sul ragionevole dubbio nel caso Mollicone e su come questo concetto viene applicato (o frainteso) in processi complessi.

    🧭 Dove andremo (e dove no)

    Questo non è un articolo per dire chi è colpevole e chi è innocente.
    Non è un pezzo per “fare il processo al processo”, a colpi di slogan.

    🧷 Ragionevole dubbio: garanzia o alibi?

    Vuole piuttosto fissare un punto di partenza: se il ragionevole dubbio nel caso Mollicone (e in casi simili) dovesse venire trasformato in un’ombra generica, capace di dissolvere qualunque quadro indiziario complesso, allora vicende come questa rischierebbero di non trovare mai una risposta processuale, qualunque sia la verità dei fatti.

    Nei prossimi mesi, gli articoli di ricostruzione e i resoconti dall’aula cercheranno di muoversi su una linea semplice ma impegnativa: distinguere ciò che è accertato, da ciò che è verosimile e da quanto resta ipotetico, provando a comprendere come gli indizi si tengano (o non si tengano) fra loro.

    Perché il ragionevole dubbio è – giustamente – una garanzia per l’imputato, ma non dovrebbe, in ogni caso, diventare per nessuno un alibi per rinunciare a capire.


    📋 Nota sulle fonti

    Al momento della stesura di questo articolo, il testo integrale della sentenza della Corte di cassazione dell’11 marzo 2025 sul caso Mollicone non risulta ancora reperibile in forma ufficiale e completa su canali pubblici online.

    Le considerazioni qui riportate non si basano sulla lettura diretta della sentenza della Corte di cassazione, ma sulle sintesi giornalistiche e di commento dedicate alla decisione di annullamento delle sentenze di primo e di secondo grado del caso Mollicone.

    📚 Fonti e riferimenti

    Nel dettaglio, questo testo fa riferimento ai seguenti articoli di cronaca giudiziaria e di analisi, pubblicati tra febbraio 2023 e dicembre 2025 da testate nazionali e siti di approfondimento, che riassumono e commentano le motivazioni delle sentenze di primo, di secondo grado e della Cassazione, nonché il quadro processuale aggiornato dopo la decisione dell’11 marzo 2025:

    Questo commento non ha valore di consulenza legale e riflette una lettura ragionata di fonti giornalistiche disponibili al momento della pubblicazione.


  • ⚖️ Appello-bis Mollicone: udienza 2 a Roma (19 novembre 2025)

    ⚖️ Appello-bis Mollicone: udienza 2 a Roma (19 novembre 2025)

    ⏱️ Tempo di lettura: 4 minuti

    Oggi, 19/11/2025, si è tenuta, presso la Corte d’Assise d’Appello di Roma, la seconda udienza del processo di appello-bis per l’omicidio di Serena Mollicone.

    Aula Corte Appello Roma processo Mollicone seconda udienza 19 novembre 2025 Tersigni

    Processo d’appello-bis · Omicidio Serena Mollicone

    Corte d’Assise d’Appello di Roma — Udienza n. 2 · 19/11/2025

    Nota redazionale — Copertura Radio Radicale: nessuna registrazione o scheda disponibile al momento. In caso di pubblicazione tardiva, integreremo i timecode [hh:mm:ss] nelle sezioni pertinenti.
    Si segnala che Radio Radicale copre prioritariamente le fasi dibattimentali del processo: le udienze tecniche preliminari, come quelle finora svolte, potrebbero non essere oggetto di registrazione.
    Ultima verifica: 24/11/2025, ore 18:00.


    📍 Per il quadro iniziale, leggi anche: Prima udienza — 22/10/2025

    📂 Scopri la serie completa: Serena Mollicone – Cronologia di un’indagine italiana


    ⚖️ Seconda udienza Mollicone — Processo d’appello-bis: cosa è accaduto il 19/11/2025

    La seconda udienza dell’appello-bis Mollicone, svoltasi davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma (Terza Sezione), è stata dedicata all’ammissione di testimoni e consulenti, con una nuova richiesta di perizia sulla porta della caserma di Arce, lasciata in possibile riserva.

    Elemento centrale della giornata è stata l’ammissione a testimoniare del carabiniere Gabriele Tersigni, ritenuto una figura chiave per aver ascoltato confidenze del collega Santino Tuzi prima della morte di quest’ultimo, avvenuta nel 2008.

    ℹ️ L’udienza si è svolta nella fase tecnica del processo, in cui la Corte — senza la presenza dei giudici popolari — valuta le richieste di prova, decide su perizie e definisce il calendario. Questa fase può estendersi su più udienze prima dell’apertura dell’istruttoria vera e propria.

    📦 Box — Accertato / Verosimile / Ipotetico
    (appello-bis seconda udienza Mollicone)

    Accertato

    • Svolta la seconda udienza dell’appello-bis Mollicone a Roma.
    • Ammesso il testimone Gabriele Tersigni.
    • Ammessi altri testimoni e consulenti richiesti.
    • Prossima udienza indicata: 17/12/2025.
    • Nessuna scheda pubblicata da Radio Radicale.

    💡 Verosimile

    • Perizia sulla porta: decisione in riserva (da confermare nei verbali).
    • Cadenza 2–3 udienze/mese fino alla primavera.

    Ipotetico

    • Rinnovazione istruttoria estesa dipendente dall’effettiva escussione dei testi.
    • Eventuali accertamenti tecnici in genetica/biomeccanica da ammettere.

    ✍️ Stato delle fonti

    • Copertura ampia e convergente su Tersigni come teste chiave.
    • Decisione in merito alla perizia sulla porta non riportata come formalizzata: possibile riserva.
    • Assente al momento la fonte audiovisiva Radio Radicale.

    🔄 Registro aggiornamenti

    • 19/11/2025, 22:00 — Pubblicata versione tecnica dell’udienza 2; assenza scheda/registrazione Radio Radicale.
    • 20/11/2025, 01:00 — Controllo Radio Radicale (palinsesto/riascolta): nessuna scheda per 19/11/2025.
    • 21/11/2025, 22:30 — Controllo Radio Radicale (palinsesto/riascolta): nessuna scheda per 19/11/2025.
    • 24/11/2025, 22:30 — Controllo archivio Radio Radicale: nessuna scheda disponibile per l’udienza del 19/11/2025. Si segnala che la copertura dell’emittente privilegia le fasi dibattimentali: le udienze tecniche preliminari potrebbero non essere oggetto di registrazione.

    📂 Altre udienze del processo


    📌 Segui il dossier completo

    Per chi si avvicina al caso per la prima volta, ho preparato una sezione con le Domande frequenti sul caso Serena Mollicone, che aiuta a orientarsi nella complessità della vicenda.

  • ⚖️ Appello-bis Mollicone: prima udienza a Roma (22 ottobre 2025)

    ⚖️ Appello-bis Mollicone: prima udienza a Roma (22 ottobre 2025)

    ⏱️ Tempo di lettura: 4 minuti

    Processo di appello-bis Mollicone: prima udienza oggi, 22/10/2025, presso la Corte d’Assise d’Appello di Roma.

    Aula Corte Appello Roma processo Mollicone prima udienza ottobre 2025

    Processo d’appello-bis · Omicidio Serena Mollicone

    Corte d’Assise d’Appello di Roma — Udienza n. 1 · 22/10/2025

    Nota redazionale (appello-bis Mollicone: prima udienza) — Per l’udienza del 22/10/2025 non risultano schede o registrazioni su Radio Radicale; è probabile l’assenza di copertura. Questo articolo riporta esclusivamente elementi accertati da agenzie e testate verificate. Ultima verifica: 11/11/2025, ore 10:00.


    ⚖️ Appello-bis Mollicone: prima udienza — Richieste Procura Generale e riserva della Corte

    Si è aperto oggi, 22/10/2025, l’appello-bis Mollicone: prima udienza a Roma davanti alla Terza Corte d’Assise d’Appello.

    In questa prima udienza dell’appello-bis Mollicone a Roma, la Procura Generale (PG) ha chiesto l’ascolto di oltre 50 testimoni, secondo ANSA, e una nuova perizia sul buco della porta della caserma di Arce (Il Fatto Quotidiano).

    Il Collegio si è riservato; le decisioni sulle ammissioni saranno comunicate all’udienza del 19/11/2025. Riassunto di giornata (SkyTG24).

    Cronache locali indicano anche 17/12/2025 e ipotizzano 2–3 udienze/mese, con obiettivo sentenza in primavera (da confermare in atti). Cronaca locale (Ciociaria Oggi).

    L’udienza si è chiusa attorno alle 13:30.

    ℹ️ L’udienza si è svolta nella fase tecnica del processo, in cui la Corte — senza la presenza dei giudici popolari — valuta le richieste di prova, decide su perizie e definisce il calendario. Questa fase può estendersi su più udienze prima dell’apertura dell’istruttoria vera e propria.


    📎 Aggiornamento — Prosegui con il resoconto della seconda udienza (19/11/2025): Appello-bis Mollicone: udienza 2 a Roma.


    ✍️ Stato fonti — Radio Radicale: nessuna scheda/registrazione riferibile all’udienza del 22/10/2025 (probabile assenza di copertura). In caso di eventuale pubblicazione tardiva, aggiorneremo questa nota.


    Questo resoconto adotta un taglio analitico e sobrio: finché non sarà disponibile la registrazione integrale, riportiamo solo quanto accertato nelle fonti verificate; i virgolettati d’aula saranno inseriti con timecode [hh:mm:ss].


    🗂️ Contesto — Il nuovo giudizio segue l’annullamento con rinvio della Cassazione e impegna la Corte d’Assise d’Appello di Roma a riesaminare specifici profili istruttori. Questo resoconto resta tecnico e aggiornato: inseriremo i timecode Radio Radicale appena disponibili.

    📦 Box — Accertato / Verosimile / Ipotetico
    (appello-bis Mollicone: prima udienza)

    Accertato

    • Apertura dell’appello-bis davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma (22/10/2025).
    • Richieste PG: ascolto di oltre 50 testimoni e nuova perizia sul “buco” della porta.
    • Il Collegio si riserva sulle istanze probatorie.
    • Rinvio alla prossima udienza: 19/11/2025.
    • Chiusura seduta odierna intorno alle 13:30.
    • Nessuna scheda/registrazione Radio Radicale visibile alla data del 11/11/2025, 10:00.

    💡 Verosimile

    • Ulteriore data indicata: 17/12/2025 (da confermare in atti).
    • Ipotesi organizzativa: 2–3 udienze/mese; obiettivo primavera per la sentenza (da confermare).
    • Assenza di copertura Radio Radicale dell’udienza del 22/10/2025.

    Ipotetico

    • Possibile rinnovazione istruttoria ampia in base al numero di testimoni ammessi.
    • Eventuali accertamenti tecnici integrativi collegati alla nuova perizia.
    • Eventuale pubblicazione tardiva su Radio Radicale con titolo generico o schedatura differita.

    📚 Fonti del giorno


    ➡️ Vai all’udienza successiva (19/11/2025) — ammissioni testi e calendario: leggi il pezzo del giorno.


    🔄 Registro aggiornamenti

    • 22/10/2025, 19:15 — Pubblicazione versione tecnica senza timecode.
    • 23/10/2025, 00:10 — Verifica Radio Radicale: registrazione non ancora pubblicata.
    • 23/10/2025, 10:00 — Aggiornate “Fonti del giorno” con nuove testate.
    • 23/10/2025, 23:00 — Radio Radicale: nessuna scheda online. In attesa di eventuale pubblicazione; non è esclusa la mancata copertura dell’udienza.
    • 25/10/2025, 09:00 — Controllo Radio Radicale (Agenda/Archivio): nessuna scheda pubblicata; verosimile assenza di copertura per l’udienza del 22/10/2025.
    • 11/11/2025, 10:00 — Controllo Radio Radicale (palinsesto/riascolta): nessuna scheda per 22/10/2025; probabile assenza di copertura.
    • 19/11/2025, 22:30 — Inseriti collegamenti all’articolo sull’udienza successiva.

    Questo è un resoconto tecnico dell’appello-bis Mollicone: prima udienza Roma; i virgolettati d’aula, qualora disponibili, saranno integrati con i timecode.

    Per chi si avvicina al caso per la prima volta, ho preparato una sezione con le Domande frequenti sul caso Serena Mollicone, che aiuta a orientarsi nella complessità della vicenda.

  • 🕵️‍♂️ Serena Mollicone – Cronologia di un’indagine italiana (2001-2025)

    🕵️‍♂️ Serena Mollicone – Cronologia di un’indagine italiana (2001-2025)

    ⏱️ Tempo di lettura: 12 minuti

    Alla vigilia dell’appello-bis sul caso di Serena Mollicone, il delitto di Arce, questa serie di articoli ricostruisce — con metodo e fonti tracciabili — vent’anni di indagini, perizie e dibattimenti. Una cronologia ragionata, senza sensazionalismi: ciò che è accertato, ciò che appare verosimile, ciò che resta ipotetico. Per capire il processo di oggi, partiamo dai fatti di ieri.

    Panorama di Arce (Frosinone); caso Serena Mollicone: delitto di Arce

    🕵️‍♂️ Ricostruzione del delitto di Arce e del caso giudiziario di Serena Mollicone

    Sono passati ventiquattro anni dal giorno in cui Serena Mollicone scomparve da Arce, nel cuore della Ciociaria.
    Oggi, alla vigilia del nuovo processo d’appello, il caso torna davanti ai giudici e all’opinione pubblica, carico di interrogativi rimasti sospesi.

    👉 Leggi il resoconto della prima udienza dell’appello-bis (22 ottobre 2025)

    Questa serie racconta due trame intrecciate: la cronaca giudiziaria che si scrive in aula, e la ricostruzione di quanto è accaduto nei vent’anni che l’hanno preceduta.


    📍Premessa alla serie di articoli, alla vigilia dell’appello-bis

    Questa serie di articoli, denominata Serena Mollicone – Cronologia di un’indagine italiana, nasce da un’esigenza precisa: ricostruire il caso con metodo, senza indulgere al sensazionalismo e senza smarrire il filo logico che connette i fatti.
    Ho scelto di raccontare il percorso d’indagine e giudiziario con un approccio analitico–investigativo, dove ogni tassello è presentato nel suo contesto e verificato rispetto alle fonti disponibili.

    La vicenda Mollicone attraversa più di vent’anni di storia giudiziaria italiana: dalla scomparsa del 2001 alla scoperta del corpo, dalle prime piste investigative alla vicenda del brigadiere Santino Tuzi, dalle perizie sulla cosiddetta porta della caserma fino ai recenti processi che hanno portato a due assoluzioni e — nel 2025 — all’annullamento con rinvio disposto dalla Corte di Cassazione.

    In questo arco di tempo si sono stratificati elementi tecnici, testimonianze, contraddizioni e soprattutto nodi logici che meritano di essere messi in chiaro.

    Il criterio guida è semplice: distinguere ciò che è accertato, ciò che è verosimile, e ciò che resta ipotetico.

    Nelle ricostruzioni cercherò di far emergere come gli indizi si relazionino tra loro — o non lo facciano — in che modo abbiano retto al vaglio del dibattimento e quali limiti siano stati rilevati dalle Corti di merito.
    Il lettore troverà dunque una mappa che non sostituisce i documenti, ma li orienta: sentenze e motivazioni, atti tecnici e reportage televisivi saranno via via richiamati come base del discorso.


    ⚖️ Un principio guida

    Nella giurisprudenza penale italiana, la Corte di Cassazione ha più volte ribadito che gli indizi devono essere

    «valutati in modo unitario e non parcellizzato»

    ossia considerati nel loro insieme per verificare se, nel complesso, conducono logicamente alla stessa conclusione.

    In questa stessa direzione si è mossa la Corte di Cassazione, che nel 2025 ha annullato le assoluzioni pronunciate in appello e ha disposto la celebrazione di un nuovo processo di secondo grado, invitando i giudici di rinvio a valutare il quadro indiziario nel suo complesso e non in modo frammentato.

    È esattamente la bussola che guiderà questa serie, nel rispetto della presunzione di innocenza e dell’etica del racconto giudiziario.
    Ricostruire non significa accusare, ma restituire ai fatti la loro proporzione e al lettore il diritto di comprendere.
    Il resto, inevitabilmente, lo dirà l’appello-bis.

    Questa è la premessa editoriale: una narrazione sobria, documentata, che procede per passaggi logici.
    Ho scelto un tono essenziale, capace di coniugare l’ascolto delle persone coinvolte con la severità del metodo.

    Ogni articolo chiuderà con una domanda aperta: non per creare suspense, ma per rendere esplicito il punto in cui la ricerca si arresta e inizia il giudizio del lettore.


    🧭 Struttura della serie sul caso di Serena Mollicone, il delitto di Arce

    Ogni indagine è anche una storia.
    Questa serie ne percorre due:

    • una è già stata scritta, fatta di atti, perizie, contraddizioni e archiviazioni;
    • l’altra si sta scrivendo ora, nell’aula della Corte d’Assise d’Appello di Roma, dove il caso è tornato a processo.

    La sezione dedicata alla ricostruzione ripercorre oltre vent’anni di inchieste, errori e ipotesi: è il tempo lungo della memoria giudiziaria, attraversato da persone, documenti e dubbi rimasti aperti.

    La sezione dedicata al processo in corso segue invece, udienza dopo udienza, le decisioni del nuovo collegio: testimoni, consulenze, ordinanze, e il tentativo della giustizia di ricomporre una verità processuale.

    📎 Il racconto è iniziato: resoconto completo dell’udienza n.1 – 22 ottobre 2025

    Questi due percorsi si intrecciano, come presente e memoria.
    Per capire ciò che sta accadendo, occorre prima sapere — davvero — che cosa è accaduto..


    📚 Fonti e criteri di citazione

    Questa serie è costruita su un corpus documentale ampio e verificato, composto da atti giudiziari, perizie tecniche, materiali audiovisivi e fonti giornalistiche.
    Ogni ricostruzione è fondata su elementi pubblicamente disponibili o su documenti ufficiali depositati nei vari gradi di giudizio.


    🔹 Fonti principali

    Atti giudiziari

    • Corte d’Assise di Cassino, sentenza di primo grado (motivazioni depositate il 6 febbraio 2023, 236 pp.)
    • Corte d’Assise d’Appello di Roma, sentenza del 12 luglio 2024 (motivazioni 27 settembre 2024, 59 pp. con omissis)
    • Corte di Cassazione, Prima Sezione Penale, sentenza dell’11 marzo 2025 (motivazioni depositate il 30 maggio 2025)

    Perizie e accertamenti tecnici

    • Perizia medico-legale prof. Cristina Cattaneo (gennaio 2022)
    • Analisi RIS Carabinieri (dicembre 2023)
    • Relazioni tecnico-forensi citate nelle motivazioni Cassino 2023 e Appello 2024

    Fonti giornalistiche

    • Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, RaiNews, Ciociaria Oggi, Alessioporcu.it, Giurisprudenza Penale
    • Testate locali e nazionali con copertura continuativa del caso (2001–2025)

    Risorse audiovisive

    Libri

    • Roberta Bruzzone, Federica Nardoni, La ragazza del bosco, Piemme, 2022
    • Fabio Amendolara, Maria Tuzi, L’ultimo giorno con gli alamari, Edimavi, 2012


    🔹 Criteri di utilizzo e trasparenza

    Le citazioni tratte da atti processuali vengono riportate nel rispetto dell’art. 51 della legge sul diritto d’autore e dell’art. 114 del codice di procedura penale.

    I nomi di persone non imputate o non pubblicamente note sono omessi o ridotti a iniziali.
    I documenti giudiziari e i materiali tecnici resi disponibili tramite link esterni (PDF o estratti) sono accompagnati da un’indicazione chiara della fonte, data e provenienza.

    Le elaborazioni interpretative presenti negli articoli restano responsabilità esclusiva dell’autore e non costituiscono giudizi di valore o attribuzioni di responsabilità.


    🔹 Criteri di citazione nel testo

    • Atti giudiziari: (Corte d’Assise di Cassino, motivazioni, 6 feb. 2023, p. 142)
    • Fonti giornalistiche: (Corriere Roma, 11 ott. 2024)
    • Fonti audiovisive: (Un giorno in Pretura, Rai 3, 17 giu. 2023)
    • Perizie o documenti tecnici: (Perizia Cattaneo, udienza 21 gen. 2022)
    • Rimandi interni al dossier o a schede di approfondimento: 📎 “Focus tecnico-forense” o “Timeline processuale commentata”


    🔹 Etica del racconto giudiziario

    La serie adotta un principio di fondo: ricostruire non significa accusare.
    Ogni articolo distingue tra:

    • ciò che è accertato negli atti,
    • ciò che è verosimile alla luce delle fonti,
    • ciò che resta ipotetico o oggetto di contraddizione.

    La finalità è informativa e analitica: restituire proporzione ai fatti e garantire al lettore il diritto di comprendere, nel rispetto assoluto della presunzione di innocenza.


    🧾 Domande frequenti sul caso Serena Mollicone

    Chi era Serena Mollicone?

    Serena Mollicone era una studentessa di 18 anni, residente ad Arce (FR), nel Lazio. Frequentava l’ultimo anno del liceo psicopedagogico “Vincenzo Gioberti” di Sora. Dopo la perdita della madre all’età di sei anni, visse con il padre Guglielmo, insegnante elementare e titolare di una cartolibreria nel centro del paese. Aveva una sorella maggiore, Consuelo, trasferitasi a Como per motivi di lavoro.

    Appassionata di musica, Serena suonava il clarinetto nella banda municipale. Negli ultimi mesi prima della scomparsa, aveva iniziato a frequentare Michele Fioretti, un giovane di Ripi, cittadina vicina ad Arce.


    Quando è morta Serena Mollicone?

    Serena Mollicone scomparve il 1° giugno 2001 ad Arce (FR) e fu ritrovata senza vita il 3 giugno nel bosco di Fontecupa, a pochi chilometri dal paese. Secondo le perizie medico-legali, la morte sarebbe avvenuta per asfissia meccanica, causata dal nastro adesivo che le copriva naso e bocca. Il trauma cranico subito non risultò letale.


    Chi è accusato dell’omicidio di Serena Mollicone?

    Nel processo di appello-bis attualmente in corso davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma sono imputati tre soggetti, tutti appartenenti alla famiglia Mottola.

    • Marco Mottola, all’epoca figlio ventenne del comandante, è imputato – insieme ai genitori – di concorso in omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere.
    • Franco Mottola, padre e allora comandante della stazione dei Carabinieri di Arce, è imputato degli stessi reati, in concorso.
    • Anna Maria (o Anna) Mottola, madre, è anch’essa imputata di concorso in omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere.

    In origine erano imputati anche due carabinieri in servizio ad Arce all’epoca dei fatti:

    • Vincenzo Quatrale, vicecomandante della stazione nel 2001, imputato di concorso in omicidio e istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi.
    • Francesco Suprano, brigadiere in servizio, imputato di favoreggiamento personale.

    Tutti e cinque furono assolti in primo grado (Corte d’Assise di Cassino, 2022) e in appello (Corte d’Assise d’Appello di Roma, 2024).

    Le assoluzioni di Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano sono divenute definitive nel novembre 2024.

    L’11 marzo 2025 la Corte di Cassazione ha invece annullato la sentenza di assoluzione limitatamente a Franco, Anna Maria e Marco Mottola, disponendo un nuovo processo d’appello (appello-bis) nei loro confronti davanti a un diverso collegio giudicante.

    👉 Sull’annullamento da parte della Corte di Cassazione, leggi “Ragionevole dubbio” e caso Mollicone.


    Cosa è successo nella caserma di Arce?

    Secondo la ricostruzione accusatoria, Serena Mollicone fu colpita alla testa all’interno della caserma dei Carabinieri di Arce, la mattina del 1° giugno 2001, perdendo presumibilmente conoscenza. In un secondo momento sarebbe stata asfissiata meccanicamente, mediante del nastro adesivo applicato su bocca e naso.

    Uno degli elementi centrali dell’impianto accusatorio è la presenza di un “buco” sulla porta di uno degli alloggi della caserma, compatibile — secondo alcune perizie tecniche — con il trauma cranico riportato da Serena.

    Un ulteriore elemento rilevante sono le sommarie informazioni testimoniali (SIT) rese nel 2008 dal brigadiere Santino Tuzi, che dichiarò di aver visto Serena entrare in caserma la mattina della scomparsa. Le sue dichiarazioni furono oggetto di conferme e ritrattazioni successive, in un contesto di forte pressione personale e ambientale.
    Pochi giorni dopo l’ultima verbalizzazione, Tuzi fu trovato morto con un colpo di pistola. Le autorità archiviarono il caso come suicidio, ma sulle circostanze effettive restano interrogativi non del tutto risolti.


    A che punto si trova il processo Mollicone?

    Il processo per l’omicidio di Serena Mollicone si trova attualmente nella fase di appello-bis, in corso davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma.
    Questo nuovo giudizio è stato disposto dalla Corte di Cassazione nel 2025, che ha annullato le assoluzioni pronunciate in primo grado e in appello.

    La prima udienza dell’appello-bis si è tenuta il 22 ottobre 2025, la seconda il 19 novembre.
    La prossima udienza è prevista per il 17 dicembre 2025 (in attesa di conferma nei verbali).


    Perché si chiama “delitto di Arce”?

    Il caso è noto come “delitto di Arce” perché Arce è il comune in provincia di Frosinone dove Serena Mollicone risiedeva con il padre. È da questo paese che è uscita la mattina del 1° giugno 2001, giorno della scomparsa, e qui si trova anche la caserma dei Carabinieri al centro dell’attuale impianto accusatorio.

    L’espressione “delitto di Arce” si è affermata nel linguaggio giornalistico e giudiziario per identificare il contesto territoriale e istituzionale in cui si concentrano le indagini e gli sviluppi processuali.


    Chi era Santino Tuzi e perché è importante?

    Santino Tuzi era un brigadiere dei Carabinieri in servizio presso la caserma di Arce nel 2001, anno della scomparsa di Serena Mollicone. Nel 2008 rese sommarie informazioni testimoniali (SIT) in cui dichiarava che Serena era entrata viva in caserma la mattina del 1° giugno, e che non l’aveva più vista uscire.

    Le sue dichiarazioni, rese in un clima di forte pressione personale, furono confermate e ritrattate più volte, e sono oggi al centro dell’impianto accusatorio.
    Pochi giorni dopo l’ultima verbalizzazione, Tuzi fu trovato morto con un colpo di pistola. Le indagini ufficiali archiviarono il caso come suicidio, ma il contesto in cui è avvenuto solleva ancora oggi interrogativi aperti.

    La sua figura è considerata centrale nel processo: le sue parole hanno riaperto l’attenzione sul ruolo della caserma e innescato una nuova fase dell’inchiesta.


    📅 Prossimi articoli sul caso di Serena Mollicone, il delitto di Arce

    Nei prossimi giorni pubblicheremo:

    • Una ragazza di nome Serena — ricostruzione dei tre giorni chiave (1–3 giugno 2001), base fattuale dell’intera indagine.
    • Appello-bis Mollicone, udienze — resoconti tecnici di ogni udienza della Corte d’Assise d’Appello di Roma (con box Accertato/Verosimile/Ipotetico, Fonti del giorno e Registro aggiornamenti).
    • Focus tecnico-forense — mappa di perizie/consulenze (porta, biomeccanica, genetica, RIS) e punti di contraddizione tra i gradi di giudizio.
    • Timeline processuale commentata — dal 2001 alla vigilia dell’appello-bis, con rinvii a sentenze e motivazioni.

    👉 Nel frattempo leggi il resoconto della prima udienza dell’appello-bis (22 ottobre 2025)


    🔄 Registro aggiornamenti

    • 10/10/2025, 18:00 — Pubblicata la premessa alla serie di articoli, alla vigilia dell’appello-bis.
    • 22/10/2025, 20:00 — Inseriti collegamenti all’articolo sulla prima udienza del processo d’appello-bis.